Oro a prezzi record dopo la corsa ai dazi di Trump, con variazione più alta a 3.167 dollari

La corsa dell'oro continua anche dopo l'imposizione dei dazi americani: il bene rifugio ha registrato aumenti dell'8% a marzo 2025 e ad oggi ha segnato un nuovo record.

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  • Il prezzo dell’oro corre veloce e tocca un nuovo record: il bene rifugio è stato scambiato a quota 3.167 dollari l’oncia, con un rialzo dell’8% nel mese di marzo 2025.
  • Le quotazioni al rialzo sono sostenute non solo dalle tensioni geopolitiche, ma anche dagli investimenti dalle banche centrali che spingono la domanda del bene.
  • L’imposizione dei dazi da parte di Trump verso i prodotti del vecchio continente non ha fermato la corsa dell’oro, che ha raggiunto un nuovo record all’alba del giorno seguente all’annuncio.

Nei periodi più turbolenti tra tensioni geopolitiche, guerra in Israele, taglio dei tassi e incertezze economiche, investire in oro può costituire un’assicurazione importante per i risparmiatori. Ciò è avvenuto anche nel 1980, quando gli investitori si sono orientati verso questo bene rifugio per proteggere i propri risparmi e hanno poi dovuto attendere quasi 25 anni per veder fruttare il loro investimento.

La corsa del prezzo dell’oro, iniziata da alcuni mesi, non sembra arrestarsi nemmeno di fronte all’annuncio di nuovi dazi sulle merci e i prodotti europei, lanciato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. All’indomani della firma ufficiale, il prezzo del bene rifugio ha registrato un nuovo record.

Prezzo dell’oro, a marzo superati i 3.000 dollari l’oncia

In un clima di forte tensione e crescente inflazione, il prezzo dell’oro torna a salire e segna un aumento dell’8% nel solo mese di marzo 2025. Si tratta della variazione più alta degli ultimi anni, pari a quasi il doppio rispetto alle quotazioni di 10 anni fa.

Era il 14 marzo quando il bene rifugio è arrivato a superare quota 3.000 dollari all’oncia, ma al di là del record di prezzo che si registra ormai da diverse settimane, è interessante notare il percorso effettuato. L’incremento da 2.500 dollari a oltre 3.000 dollari l’oncia, infatti, è avvenuto in circa 210 giorni, quando secondo gli analisti occorrono mediamente 1.700 giorni per guadagnare 500 dollari.

Dall’inizio dell’anno, invece, l’oro ha segnato una crescita del +19,3%, secondo le quotazioni registrate nel tempo. Il motivo della crescita esponenziale del prezzo potrebbe essere, in primo luogo, legato al rallentamento che i dazi americani potrebbero provocare all’economia statunitense, alla quale potrebbe seguire un nuovo taglio dei tassi di interesse da parte della Fed.

L’intervento delle banche

Un altro fattore importante che sta spingendo il prezzo dell’oro al rialzo è l’azione delle banche centrali europee che stanno sostenendo la domanda di oro e acquistando il bene rifugio per utilizzarlo come riserva. Basti pensare che la Banca d’Italia detiene 2.452 tonnellate d’oro1 ed è seconda soltanto alla Federal Reserve e alla Bundesbank. 

Non solo: le tensioni geopolitiche e le stesse decisioni prese dal presidente americano possono incidere notevolmente sul prezzo dell’oro. Anche l’inflazione penalizza l’economia e spinge il prezzo di questa risorsa al rialzo.

Gli analisti spiegato che maggiori sono i dazi imposti ai prodotti europei, maggiore sarà l’effetto (rialzista) sul prezzo dell’oro: quando il commercio si contrae, l’oro decolla. A conferma di questa tesi possiamo ricordare il periodo di pandemia o la crisi economica che ha vissuto il nostro Paese nel 2008.

Variazioni prezzo dell’oro dopo i dazi di Trump

prezzo oro variazione dazi

A inizio aprile, all’indomani dell’imposizione dei dazi di Trump su numerosi prodotti e materie prime provenienti dal vecchio continente, le quotazioni del bene rifugio non hanno fermato la loro corsa. Nella mattinata del 4 aprile 2025, il prezzo dell’oro ha raggiunto i 3.167 dollari all’oncia (ore 3:00 italiane) e poi i 3.131,97 dollari all’oncia (poco prima delle ore 8:00).

Investire in un bene di questo tipo dopo l’introduzione dei dazi, quindi, è ancora una scelta possibile seppur rimanga rischiosa: un bene rifugio, comunque, mantiene sempre il suo valore intrinseco a prescindere dai periodi di instabilità economica o finanziaria.

L’oro, quindi, sembra non aver risentito le conseguenze delle dichiarazioni di Donald Trump sui dazi, mentre il dollaro è scivolato rispetto alle principali valute mondiali. Basti pensare che l’euro è tornato sopra la soglia degli 1,09 dollari e lo yen viaggia ai massimi livelli da tre settimane (+1,3% a 147,39 per dollaro). 

Domanda di oro ai massimi storici nel 2024

Secondo una ricerca del World Gold Council2, nel corso del 2024 la domanda di oro ha raggiunto i massimi storici con un valore complessivo di 4.974 tonnellate a livello mondiale (+1% rispetto allo scorso anno).

I principali protagonisti del mercato sono proprio le banche centrali che si affidano a questo bene rifugio come riserva: nel quarto trimestre del 2024 questi operatori hanno effettuato acquisti superiori a 333 tonnellate di oro.

La domanda di lingotti e monete invece è rimasta simile all’anno precedente, con 1.186 tonnellate acquistate, mentre a cambiare è stata la composizione di acquisto, che ha visto un aumento per i lingotti e una riduzione delle monete.

In controtendenza la domanda nel settore della gioielleria legato all’oro: è diminuita dell’11% nel 2024, nonostante le vendite di preziosi siano aumentate del 9%.

In un clima di tensione politica ed economica, l’oro continua a ricoprire una funzione di copertura contro i rischi finanziari: il trend per il 2025 resterà positivo secondo le attese, sebbene possa registrare crescite in alcune zone e rallentamenti in altre.

  1. Quantità, qualità e localizzazione geografica dell’oro di proprietà della Banca d’Italia, Banca d’Italia, bancaditalia.it ↩︎
  2. Gold Demand Trends: Full Year 2024, World Gold Council, gold.org ↩︎
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Laura Pellegrini

Giornalista e content editor

Dopo la Laurea in Comunicazione e Società, ho iniziato la carriera da freelance collaborando con diverse realtà editoriali. Ho scritto alcuni e-book sui bonus e ad oggi mi occupo della redazione di articoli di economia, risparmio e lavoro.

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