Salve, mio cognato è il titolare di una giardineria. Potrei lavorare da lui nel garden center come collaboratrice familiare? Grazie.
Salve. L’art. 230 bis del codice civile testualmente recita:
Salvo che sia configurabile un diverso rapporto, il familiare che presta in modo continuativo la sua attività di lavoro nella famiglia o nell’impresa familiare ha diritto al mantenimento secondo la condizione patrimoniale della famiglia e partecipa agli utili dell’impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi dell’azienda, anche in ordine all’avviamento, in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato.
È una norma introdotta nel 1975 con la riforma del diritto di famiglia per tutelare i familiari che prestano il lavoro nell’impresa da un punto di vista retributivo e, conseguentemente, contributivo.
Altro elemento fondamentale è che “il lavoro della donna è considerato equivalente a quello dell’uomo”. Si intende come familiare il coniuge, i parenti entro il terzo grado, gli affini entro il secondo. Il fratello del titolare è un parente di secondo grado, la moglie è un affine di secondo grado, pertanto può certamente fare parte dell’impresa familiare a pieno titolo.
Da un punto di vista giuridico, la prestazione di lavoro effettuata, qualifica il lavoro del collaboratore come ricadente all’interno dell’alveo della specifica normativa citata.
Un inciso su due aspetti, quello fiscale e quello previdenziale. Da un punto di vista fiscale la ripartizione del reddito con una quota non superiore al 49% per tutti i componenti dell’impresa familiare, deve essere fatta con scrittura privata autenticata dal notaio.
Da un punto di vista previdenziale, se l’impresa familiare è artigianale o commerciale, il familiare può essere iscritto alla gestione IVS inps commercianti o artigiani, insieme al titolare che versa i contributi previdenziali per conto dei collaboratori con diritto di rivalsa.
Giovanni Emmi
Dottore Commercialista