- Dal 2027 si accederà alla pensione di vecchiaia ancora più tardi, con uno slittamento in avanti ipotizzato dall’Istat di tre mesi. Verranno inaspriti anche i requisiti per la pensione anticipata.
- Le motivazioni di tale incremento sono da ricondurre all’aumento dell’aspettativa di vita per gli italiani.
- Secondo tali variazioni, si potrà accedere alla pensione di vecchiaia all’età di 67 anni e tre mesi e a quella anticipata dopo aver versato contributi per 43 anni e un mese.
Slitta ancora in avanti l’accesso alla pensione per gli italiani, come conseguenza diretta di un miglioramento sostanziale dell’aspettativa di vita. Lo spostamento dell’età pensionabile comporterà l’accesso alla pensione di vecchiaia a 67 anni e tre mesi e a quella anticipata dopo aver versato contributi per 43 anni e un mese.
Ancora una volta quindi gli italiani si trovano di fronte ad uno spostamento del momento in cui usciranno dal lavoro, come diretta conseguenza delle rivalutazioni effettuate dall’Istat. Nella pratica, si è assistito nel 2024 ad un calo dei decessi che comportato un guadagno, in termini di durata media della vita, di cinque mesi. Il governo ha ipotizzato un intervento per bloccare gli incrementi dell’età pensionabile.
Indice
Pensione di vecchiaia: slittamento a 67 anni e tre mesi
La pensione di vecchiaia potrà essere corrisposta all’INPS a coloro che ne rispettano i requisiti di accesso non prima di 67 anni e tre mesi, con una modifica che coinvolgerà quindi moltissimi lavoratori iscritti alla gestione INPS dipendenti o autonomi.
la pensione di vecchiaia prevede, oltre al rispetto del requisito anagrafico, anche quello contributivo, ovvero aver versato all’ente previdenziale almeno 20 anni di contributi.
Se per i giovani l’accesso alla propria pensione di vecchiaia futura può sembrare un miraggio, già nel prossimo futuro l’età pensionabile sarà portata in avanti di tre mesi, dal 2027.
Pensione anticipata: contributi per 43 anni e un mese
I cambiamenti riguarderanno non solo la pensione di vecchiaia, ma anche quella anticipata, che dovrebbe essere, come inteso già dal nome, notoriamente più vantaggiosa. Questo trattamento pensionistico permette ai lavoratori di uscire dal lavoro molto prima del compimento dei 67 anni di età (e tre mesi secondo l’ultimo aggiornamento).
Al momento attuale è consentito ricevere questa quota mensile dopo aver accantonato 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Questo però presto cambierà, perché già dal 2027 saranno necessari 43 anni e 1 mese di contributi per gli uomini e 42 anni e 1 mese per le donne.
Anche in questo caso quindi si fa più stringente il requisito per l’accesso alla pensione, tenendo presente che in questa misura l’età può essere inferiore rispetto a quella richiesta per la pensione di vecchiaia.
A questo punto ci si chiede quanto possa essere realmente vantaggioso accedere a questo tipo di pensione, soprattutto alla luce della frammentazione dei contratti lavorativi, fattore che difficilmente consente un accantonamento lineare dei contributi da parte dei lavoratori.
Accesso alla pensione dal 2027: le cause dello slittamento
Le cause di tale spostamento in avanti sono da ricondurre all’aumento dell’aspettativa di vita media della popolazione, un dato del tutto positivo e interessante per gli italiani, ma che comporta anche un allungamento del periodo lavorativo.
Il requisito dell’età viene calcolato sulla base dell’aspettativa di vita media, che per gli italiani quest’anno arriva a 81,4 anni per gli uomini e a 85,5 anni per le donne. L’Istat ha segnalato quindi una aspettativa aumentata di circa 5 mesi, molto più alta del periodo pre-pandemia.
I decessi nel paese sono in calo (come anche le nascite). L’Istat ha contato infatti, nel 2024, 651.000 decessi, ovvero circa 20.000 in meno rispetto all’anno precedente. Questo è un chiaro segnale di come la popolazione italiana stia continuando ad invecchiare, per cui molti dovranno lavorare per un numero di anni decisamente superiore rispetto alle generazioni precedenti.
La speranza di vita varia leggermente anche in base alla regione: il record è segnato dal Trentino-Alto Adige, dove si arriva 82,7 anni per gli uomini e a 86,7 anni per le donne. Le differenze nord-sud invece sono le seguenti:
- settentrione: 82,1 anni per gli uomini e 86 per le donne;
- centro: 81,8 anni per gli uomini e 85,7 per le donne;
- meridione: 80,3 anni per gli uomini e 84,6 per le donne.
Allungamento età pensionabile: l’intervento del governo
Se si seguono i ricalcoli Istat, si andrà in pensione sempre più tardi, per cui si attende di scoprire se anche misure ulteriori come Quota 103 saranno soggette a variazioni o scompariranno nei prossimi anni. Il ministero dell’Economia potrebbe bloccare queste modifiche, per cui il governo ha già annunciato misure correttive.
Il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, ha confermato la volontà di portare avanti un intervento dello Stato per garantire che l’età pensionabile rimanga invariata a 67 anni, con requisito di 42 anni e 10 mesi di contributi per l’accesso alla pensione anticipata.
Se non ci saranno interventi mirati in questo senso, il rischio sarà quello che coloro che oggi accedono al mercato del lavoro (ovvero tutti i giovani under 35) potranno vedere la pensione in futuro non prima di 74 anni di età.
Valeria Oggero
Giornalista