- I dazi di Trump colpiranno parecchi paesi del mondo, tra cui Cina, Unione Europea, ma anche Regno Unito, Arabia Saudita e India.
- Per l’Italia, come per il resto dell’Unione Europea, esportare in America significherà andare incontro a dazi al 20%.
- Le nuove decisioni del presidente americano saranno operative dal 5 aprile 2025.
Trump intende portare avanti il suo obiettivo di rendere nuovamente grande l’America, con lo slogan “MAGA” (Make America Great Again). Per inseguire questo scopo, ha annunciato l’imposizione di dazi sulle esportazioni dei paesi esteri verso l’America, che variano in percentuale in base al paese specifico.
La priorità di questa politica è quella di favorire il mercato interno statunitense, andando a colpire, come ha dichiarato il Presidente Trump, quei paesi che hanno “derubato per anni l’industria americana”. L’intenzione è quella di applicare per tutti dazi minimi al 10%, per poi aumentarli in modo specifico ai diversi paesi.
Mentre per la Cina la percentuale di tassazione aumenterebbe del 34% (arrivando ad un totale del 54%), per gli stati europei si parla di un 20% aggiuntivo, che colpirebbe anche l’Italia, con evidenti preoccupazioni da parte dell’UE.
Indice
Dazi Trump 2025: le percentuali
Paese | Dazi imposti dagli USA |
---|---|
Cina | 34% |
Unione Europea | 20% |
Vietnam | 46% |
Taiwan | 32% |
Giappone | 24% |
India | 26% |
Corea del Sud | 25% |
Thailandia | 36% |
Svizzera | 31% |
Indonesia | 32% |
Malesia | 24% |
Cambogia | 49% |
Regno Unito | 10% |
Sudafrica | 30% |
Brasile | 10% |
Bangladesh | 37% |
Singapore | 10% |
Israele | 17% |
Filippine | 17% |
Cile | 10% |
Australia | 10% |
Pakistan | 29% |
Turchia | 10% |
Sri Lanka | 44% |
Colombia | 10% |
Perù | 10% |
Nicaragua | 18% |
Norvegia | 15% |
Costa Rica | 10% |
Giordania | 20% |
Repubblica Dominicana | 10% |
Emirati Arabi Uniti | 10% |
Nuova Zelanda | 10% |
Argentina | 10% |
Ecuador | 10% |
Guatemala | 10% |
Honduras | 10% |
Madagascar | 47% |
Myanmar (Birmania) | 44% |
Tunisia | 28% |
Kazakistan | 27% |
Serbia | 37% |
Egitto | 10% |
Arabia Saudita | 10% |
El Salvador | 10% |
Costa d’Avorio | 21% |
Laos | 48% |
Botswana | 37% |
Trinidad e Tobago | 10% |
Marocco | 10% |
I dazi non colpiranno allo stesso modo i diversi paesi in cui verranno applicati, perché la percentuale sarà proporzionale al danno che secondo le politiche di Trump è stato riscontrato in ambito industriale dall’America negli ultimi anni.
Da tempo le politiche di Trump vanno in una direzione che riporti in luce il valore commerciale degli Stati Uniti rispetto ai mercati internazionali, per favorire le esportazioni americane. Ma dal 5 aprile 2025 saranno attivi per diversi paesi del mondo gli effetti degli aumenti previsti.
Per la Cina la nuova politica di Trump si traduce in nuovi dazi sulle esportazioni verso l’America, con incremento del 34%, mentre per l’Europa si parla di un 20%. Si rilevano percentuali anche più alte, ad esempio il 49% per la Cambogia, il 46% per il Vietnam e il 32% per Taiwan (centro nevralgico di produzione di computer e smartphone). Diversi paesi verranno colpiti da un 10% di dazi aggiuntivi, tra cui Singapore, Regno Unito, Turchia e Perù.
Stati Uniti: il peso dei dazi sull’economia


L’intenzione del presidente americano è quella di favorire nuovamente gli Stati Uniti a contrasto di un’economia che, secondo la sua visione, ha penalizzato fortemente l’America negli ultimi anni. Come si può vedere nella tabella, i dazi che secondo il presidente gli altri paesi applicano agli USA non sono indifferenti, raggiungendo percentuali anche del 93% (il caso del Madagascar).
Trump intende riportare equilibrio nei prezzi, applicando dazi a tutti i paesi che esportano in America, ma questo non significa che l’economia statunitense vedrà un miglioramento immediato. I fattori che influiscono sull’economia di un paese infatti sono molteplici, e molti esperti parlano di possibili effetti collaterali per gli stessi Stati Uniti.
La politica del presidente intende in linea generale incentivare i consumatori americani ad acquistare beni e servizi interni agli USA, limitando gli acquisti dall’estero. Ma questa mossa potrebbe portare come conseguenza ad una nuova ondata di inflazione con conseguente disoccupazione per l’America, oltre a comportare diversi problemi a tutti i paesi del mondo colpiti dai dazi.
Quali merci saranno colpite
Nell’ottica di favorire l’approvvigionamento da risorse interne americane, i dazi colpiranno tutti quei beni che sono prodotti nei vari stati USA. In particolare si parla del legno (prodotto tra la Georgia e Alabama), ma anche dell’acciaio, dell’alluminio, del settore tessile.
Verranno applicati dazi anche sugli elettrodomestici, fino ad arrivare ai dazi mirati a tutelare gli allevamenti del Kansas. Tutto ciò che può essere prodotto in America, dovrà essere acquistato internamente dai consumatori, questa è la linea generale di azione di Trump, che ha deciso per una politica restrittiva verso le importazioni dall’estero.
L’impatto dei dazi sull’Italia
Come visto prima, l’Italia, rientrando nell’Unione Europea, verrà colpita da dazi al 20% sulle esportazioni in America. Questo fattore potrebbe indebolire notevolmente le vendite nel continente americano di prodotti Made in Italy, incidendo sull’economia nostrana.
Di fronte a quella che sembra una vera e propria guerra commerciale portata avanti dal presidente americano, l’intera Unione Europea sta ipotizzando interventi a tutela delle proprie esportazioni. L’UE, come l’Italia, potrebbero rispondere con l’imposizione, a loro volta, di dazi sulle esportazioni americane.
L’effetto dei dazi di Trump in Italia potrebbe sentirsi in termini di discesa del PIL di 3,8 miliardi di euro (-0,18%) con conseguente perdita occupazionale. Va ricordato che già in passato l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) aveva dichiarato che i dazi precedentemente imposti da Trump (in riferimento al primo mandato del presidente) avrebbero violato gli accordi commerciali internazionali.
Resta da capire quali saranno le conseguenze effettive di tali dazi, non solo per l’Italia, ma per tutto il continente europeo, in un periodo storico come quello attuale, caratterizzato da forti tensioni geopolitiche.
Valeria Oggero
Giornalista